Un 25 luglio di quasi cinquant’anni fa…

Cesare Catà ricorda il silenzioso incontro tra Paul Celan e Martin Heidegger nell’estate del 1967.

Todtnauberg (Freiburg) – 25 luglio 1967: Quando Heidegger e Celan andarono a spasso nell’Inferno

All’uomo che sta viaggiando in treno verso Freiburg quel tragitto deve sembrare la strada per l’inferno. Lui c’era già stato, all’inferno. E aveva deciso, con tutto se stesso, che non ci sarebbe più tornato. Poco più di vent’anni prima, appena una ragazzo allora, era stato prelevato dalla sua casa di Cernivci, in Bucovina, e trasportato, come fosse bestiame, in un campo di concentramento. Prima di essere deportato, quel ragazzo ebreo era uno studioso di lettere e medicina che amava la filosofia, soprattutto Nietzsche, Goethe, Rilke; il ragazzo parlava correntemente, oltre il russo, il tedesco, il rumeno e lo yiddish, usati in casa, anche l’inglese, l’italiano, il francese…

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Herr C. di Andrea Cauduro

Andrea Cauduro, giovane musicista italiano, ha recentemente composto il brano per violino solo Herr C. sulla scia delle suggestioni musicali ricavate dall’attento ascolto delle opere di Schönberg, Messiaen e Górecki e dai parallelismi di queste con il percorso poetico e biografico di Paul Celan.

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Paul Celan in Italia dal 1956 a oggi: una cronologia ragionata

PAUL CELAN IN ITALIA*  dal 1956 a oggi  ricostruisce per la prima volta in modo sistematico tempi e modalità del transito dell’opera di  Paul Celan nel sistema letterario e culturale italiano.
La ricezione estetica di un’opera si inserisce in un processo dinamico legato  agli eventi storici che influiscono sui criteri percettivi (cfr. Jauss, Estetica della ricezione). Così come le letture di un testo possono essere molteplici, la sua  ricezione assume connotazioni diverse a seconda del periodo storico e in relazione agli “agenti” di un campo culturale. A partire dalla Polysystem Theory di Itamar Even-Zohar e dall’idea di “campo” elaborata da Pierre Bourdieu, questo lavoro intende individuare gli “agenti”, case editrici, traduttori, studiosi e critici, che hanno reso possibile il transfer della poesia celaniana in Italia.
Il pubblico italiano conosce l’opera di Paul Celan tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Si tratta di un periodo di grandi cambiamenti, anni di rinascita caratterizzati dal boom economico e dall’introduzione di nuovi modelli culturali provenienti soprattutto dall’America. In questo periodo compaiono le prime traduzioni di alcune poesie all’interno di riviste, saggi e antologie. Bisogna però aspettare il 1976 per leggere in traduzione italiana un’ampia scelta di poesie di Paul Celan. Pochi anni prima Ladislao Mittner lo aveva definito «il più grande poeta emerso dalla tragedia della seconda guerra mondiale»**.
Sono forse proprio le sue parole a rendere necessaria questa prima traduzione italiana, realizzata per Mondadori da Moshe Kahn e Marcella Bagnasco. Il volume è oggi  fuori catalogo, sostituito ormai dalla pubblicazione dell’intero corpus poetico celaniano in traduzione italiana a cura di Giuseppe Bevilacqua, inserito all’interno della collana I Meridiani della casa editrice Mondadori.
La traduzione è sempre lettura possibile di un testo, il suo prodotto è sempre “altro” rispetto al testo di partenza, ma anche rispetto a se stesso, se considerato nel processo dinamico in continuo cambiamento nel tempo e nello spazio.
Traduzioni differenti possono mostrare aspetti divergenti di un testo. Come scrive Camilla Miglio «la traduzione, come la lettura, interagisce con lo spazio umano, trasformando memorie culturali statiche in nuove azioni umane. […] Tradurre significa fare attenzione a un lavoro concreto che mette in contatto diacronico memorie umane condensate, facendole reagire e creando qualcosa di nuovo e inaspettato”***.
Negli anni successivi alla pubblicazione del volume curato da Giuseppe Bevilacqua, si riscontra un incremento di interesse verso l’opera di Paul Celan da parte del pubblico italiano; come dimostrato dalle sempre più frequenti pubblicazioni di scambi epistolari, di scritti e di poesie inedite, di saggi che spaziano dalla filosofia alla letteratura e di traduzioni italiane all’interno del web.
Nonostante l’interesse crescente, la sua “literary fame” (Lefevere) è in parte, però, ancora da attestare: c’è chi lo considera un poeta-filosofo, chi un poeta ermetico, chi il massimo esponente della lirica chassidica, chi un francese, chi un tedesco e chi un poeta surrealista rumeno. Altri, invece, anche tra gli studiosi e i lettori più attenti, non lo hanno mai sentito nominare oppure non hanno mai letto un suo componimento. Di fronte alla difficoltà della sua poesia c’è chi ha abbandonato la lettura e chi, invece, ha cercato di “lottare” con/contro il testo, pur di capirlo, sfidando ogni sua oscura resistenza.
Germanisti, traduttori e filosofi hanno filtrato e influenzato la lettura di Celan in Italia. Il suo linguaggio, spezzato, agghiacciante e innovativo, è stato accolto nelle liriche di alcuni poeti italiani. L’interferenza dei caratteri della sua poetica nelle
opere di autori a lui successivi apre la ricerca verso sviluppi futuri.
 
* Tratto dalla tesi di laurea magistrale di Diletta D’Eredità, conseguita il 22 gennaio 2013 presso l’Università di Roma  “Sapienza”. Relatrice Camilla Miglio – Correlatrice Irene Fantappiè.
** Ladislao Mittner, Storia della letteratura tedesca, Vol.3, III tomo, Torino: Einaudi 2002, p. 1635.
*** Cfr. Camilla Miglio, The Vita Activa of Translation, in : Federico Italiano, Michael Rössner (a cura di), Translatio/n. Narration, Media and the Staging of Differences, Bielfeld: transcript Verlag 2012, pp. 94-97.
D.D’E.

Linea del tempo Paul Celan in Italia dal 1976 a oggi

linea del tempo

Questa linea del tempo evidenzia le tappe fondamentali della ricezione dell’opera di Paul Celan in Italia dal 1976 a oggi.

Vai alla linea del tempo Paul Celan in Italia realizzata da Diletta D’Eredità.

Conosciute da un pubblico limitato durante gli anni Cinquanta e Sessanta, le poesie di Celan arrivano nel nostro paese solo alcuni anni dopo la sua scomparsa. Successivamente alla prima pubblicazione di una selezione di poesie, la sua opera entra lentamente nel sistema culturale e letterario italiano.

La storia della sua ricezione giunge oggi a un momento decisivo, caratterizzato da un crescente interesse. Recentemente, le pubblicazioni di materiale sconosciuto, come scambi epistolari, poesie e scritti inediti, si stanno succedendo con ritmo rapido e incalzante, di pari passo alla divulgazione dei testi in tedesco. Nell’arco temporale rappresentato sono stati inoltre inseriti i nomi degli “agenti”, case editrici, traduttori e curatori, che hanno permesso all’opera celaniana di essere traghettata nel nostro paese.

Presentazione del libro “Il grido e il silenzio. Un in-contro fra Celan e Heidegger” di Laura Darsié

Giovedì 22 gennaio 2015, ore 18

Libreria Farenheit 451 – Piazza Campo de’Fiori 44,  Roma

Presentazione del libro
Il grido e il silenzio. Un in-contro fra Celan e Martin Heidegger
di Laura Darsié

Mimesis Edizioni

Insieme all’autrice saranno presenti: Camilla Miglio (Università La Sapienza), Leonardo Distaso (Università di Napoli), Giosetta Fioroni (pittrice, autrice della copertina).

invito libreria Fahreneit-1

Paul Celan, minotaure de la poésie: un articolo di Thierry Guinhut

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Nel 2013 le edizioni José Corti di Parigi pubblicano il saggio Paul Celan, contre-parole poétique, in cui l’autore John E. Jackson ripropone i testi delle quattro lezioni tenute al Collège de France-Auditoire Guillaume Budé nel 2010, su invito di Yves Bonnefoy et Antoine Compagnon.
Nel mese di maggio lo scrittore e fotografo Thierry Guinhut pubblica una recensione del volume sul suo blog letterario, lodando l’autore per la chiarezza della sua scrittura, come valido «iniziatore all’universo di Paul Celan», capace di avvicinarsi con modestia e semplicità a questa difficile e oscura scrittura. A condurre la riflessione c’è ancora una volta l’apparente inaccessibilità dell’opera celaniana. Se questa al primo impatto appare come un impenetrabile labirinto, il poeta è allora il suo Minotauro, unico a conoscerne i segreti. Un labirinto che tuttavia non smette di attrarre e richiamare a sé, che invita il lettore ad attraversarlo, a ri-costruire un proprio cammino di comprensione. Tra le tracce per orientarsi ci sono la storia e la sua tragicità, i suoi intrecci con la vicenda personale dell’autore. L’invito di Thierry, sull’esempio dell’approccio di Jackson, è quello di avvicinarsi e leggere, lasciandosi talvolta anche solo semplicemente stupire, «con l’umiltà di chi spesso non comprende, poiché nessuno sarà il Teseo definitivo che sconfiggerà questo pacifico e straordinario Minotauro della poesia» che «fu forse il suo stesso Teseo». LEGGI L’ARTICOLO