Abstract

(Secondo l’ordine alfabetico:)

JACOPO ANGELINI:   EIN PORENBAU – Un ordito poroso

L’opera di Celan si articola e dipana tra una miriade di pieghe, rimandi e significati nascosti. In una di queste pieghe può essere rintracciata la figura di Lilith, una donna demoniaca presente nella tradizione ebraica. La presentazione (che ha lo scopo di scovare questa demonessa nascosta tra verso e verso) si sviluppa attraverso suggestioni e ipotesi formulate sull’osservazione sinottica di poesie di Celan e di quadri di Anselm Kiefer, pittore ispiratosi all’opera del poeta rumeno.

ROBERTA ARENA: I “paesaggi memoria” di Paul Celan

Ci si soffermerà sui paesaggi lirici di Paul Celan. Paesaggi ‘reali’, che affrontano la storia attraversandola dall’interno; perché, come scrive Giuseppe Bevilacqua, è vero che in poesia non bisognerebbe restare impigliati nella storia, ma neppure è lecito sorvolarla… («durch sie hindurch nicht über sie hinweg»). A proposito dei paesaggi celaniani si è fatto spesso ricorso all’espressione “paesaggi-memoria”. Questo perché la memoria resta l’unica condizione necessaria per poter continuare a scrivere poesia dopo gli orrori della seconda guerra mondiale e dell’olocausto. L’elaborazione di testi paesaggistici risale allora, più che a una semplice pratica estetica, alla necessità di ritrovare collocazione in un mondo e in una natura percepita non più come totalità, ma essenzialmente scissa dal soggetto.

ALESSANDRO BALDACCI:   Il respiro della necessità: Paul Celan nella poesia italiana contemporanea

Fil rouge che intesse e orienta questo intervento è la ricezione dell’opera di Celan all’interno di alcune significative voci liriche italiane del secondo novecento. In Andrea Zanzotto riaffiora il legame tra inconscio, linguaggio e storia; attraverso Amelia Rosselli ritorna la bruciante questione dello choc bellico; Milo De Angelis offre la possibilità di individuare una lettura della poesia celaniana in cui “il disprezzo del rimedio” si lega alle correnti più radicali del nichilismo moderno; con Giuliano Mesa accorre infine l’occasione per riparlare e approfondire la peculiare declinazione etica e inesauribilmente creaturale del fare poetico.

MASSIMO BALDI: Tra il dire e il detto, il crimine. Paul Celan e Bertolt Brecht

Con questo contributo ci si propone di elaborare una lettura filologicamente motivata e filosoficamente coraggiosa della lirica «Ein Blatt» di Paul Celan, pubblicata postuma all’interno della raccolta Schneepart e contenente un riferimento non ambiguo alla poesia An die Nachgeborenen di Bertolt Brecht.  In un quadro teorico in cui convergono necessariamente da un lato, una seria valutazione dell’influenza esercitata sull’opus celaniano dalla poetica del surrealismo e dall’altro, un attento pensamento del valore che la poesia di Celan assegna a se stessa come spettro di riflessione e di rappresentazione della storia e delle sue criticità, ci si propone di mettere a fuoco il problema dell’engagement della poesia celaniana per come emerge limpidamente nel confronto diretto, e sommamente critico, con la problematica monumentalità della figura di Brecht.

LORELLA BOSCO:   Die Pole: la Gerusalemme interstiziale di Paul Celan

Topografia della polarità, invalicabile ma proficua: è la Gerusalemme che emerge dalla poesia Die Pole (I poli) e dall’intero Jerusalem-Zyklus. Una spazialità complessa, fatta di dicibilità, di evento, di parole. Nella Città Santa è dischiusa una soglia, una nuova possibilità d’incontro con l’alterità, con la storia, e con quell’Heimat ormai cancellata dalla geografia. Racchiuso tra la realtà di Gerusalemme («Gerusalemme è») e l’atto poetico su Gerusalemme («Dì che Gerusalemme è»), un nuovo sentiero meridiano: un nuovo superamento di confini.

GIUSEPPE CACCAVALE: La Contrescarpe

L’intervento intende illustrare i risultati del progetto realizzato nell’anno 2011-2012 dagli allievi dell’ atelier di Arti Murali diretto da Giuseppe Caccavale dell’Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi. Nei cantieri della scuola, i versi della poesia di Celan La Contrescarpe, sono divenuti strumento di sperimentazione di nuovi linguaggi dell’Arte Muraria. Traslare la poesia nel mondo visivo, tradurla “a buon fresco”, in mosaico, lasciando compenetrare forze e linguaggi differenti: è l’atto compiuto nel tentativo di far affiorare manifesta la traccia nascosta della parola poetica.

LAURA CANALI:   Geopoetica e Paul Celan

L’esperimento Geopoetica è iniziato da lui, Paul Celan. La sua patria, la Bucovina, non esiste più in nessuna mappa, è divisa tra Ucraina e Romania ma nessuno la nomina più. Andare a cercare rovistando nella storia e nelle pieghe della Terra, è stato il viaggio che ho intrapreso utilizzando le parole di questo poeta che mi hanno trasportato tra fiumi e correnti (di sentimenti e di passioni) fino a comporre il mio disegno. Linee e colori per cercare di ricostruire la sua patria. Un viaggio doveroso che non si poteva non tentare.

MARCO CAPRIOTTI:   Paul Celan – Carmelo Bene. Due corpi a corpo con i significanti

Il corpo, la voce: sia Celan sia Bene, a partire da una visione che esclude la possibilità di fare affidamento sui significati del linguaggio, concentrano la loro attenzione sui significanti, in quanto unica datità afferrabile dal soggetto e costitutiva dell’io. E il linguaggio deve attraversare il corpo, per restituire ‘la voce’ (è il caso di In Prag e Anabasis per Celan, di Riccardo III per Bene). Ma per giungere alla voce è imprescindibile una lotta con se stessi. Sottrarre l’io all’io. Tendere all’inorganico. E per sfuggire dai referenti di una lingua corrotta e devastata restano due linee di fuga: metafore e metonimie, dunque sovrapposizioni, in grado di sospingere e ripristinare un senso nelle parole.

YLENIA CAROLA:   P. Celan / J. Derrida. Struttura fugata e etica dell’incontro

«Begegnung» è la parola chiave su cui poggia interamente questo intervento: fa riferimento in primis all’incontro fisico e amichevole tra Derrida e Celan, avvenuto per la prima volta a Berlino nel 1968 grazie a Szondi; prosegue come incontro intellettuale tra due atteggiamenti di «responsabilità» e di ricerca della verità, declinati l’uno in poesia della memoria e l’altro in riflessione sul pensiero filosofico occidentale; culmina in quanto incontro etico con l’autre, l’alterità più assoluta e  “a-venire”. Nel segno di questo sentire sottile e profondo Derrida continua a (ri-)leggere le poesie tedesche anche dopo il congedo del loro autore dalla vita, e nel 1986 scrive in sua memoria il testo “Schibboleth. Pour Paul Celan”. La filosofia di Derrida e la poetica di Celan esprimono sinergicamente il prezioso bisogno del soggetto di abbattere ogni confine tra caso nominativo dell’ich e caso accusativo del dich per uscire dalla confortevole certezza del proprio margine. In nome di un’apertura, di un’ospitalità, di una conciliazione. Di un’etica dell’incontro.

ENZA DAMMIANO:   Paul Celan traduttore: il poeta “setzt Wundgelesenes über”

Un’alternativa di vita, di sopravvivenza materiale e spirituale; l’attività parallela a quella poetica, costante e instancabile; attualizzazione dell’irriducibile dialogo con un irrevocabile Gegenüber: la traduzione per Celan ha sempre rappresentato, interpellato ed esplorato il «Geheimnis der Begegnung». Particolarmente significativo nell’ambito della ricezione letteraria straniera, il lavoro di traduzione che il poeta ha compiuto a partire dalle opere di alcuni tra i maggiori esponenti della letteratura russa del XIX e XX secolo. In una prima fase Celan si impegna a volgere in romeno testi in prosa di autori quali Michail Lermontov e Anton Čechov; successivamente, nell’intenso periodo di “incontro” con le poesie di Aleksandr Blok, Sergej Esenin, Osip Mandel’štam, Evgenij Evtušenko, Konstantin Slučevskij e Velimir Chlebnikov, Celan traduce nella lingua della sua poesia. La lingua tedesca.

DILETTA D’EREDITA’: Paul Celan in traduzione

La ricezione estetica di un’opera si inserisce in un processo dinamico legato agli eventi storici che influiscono sui criteri percettivi (cfr. Jauss, Estetica della ricezione). Così come le letture di un testo possono essere molteplici, la sua  ricezione assume connotazioni diverse a seconda del periodo storico e in relazione agli “agenti” di un campo culturale. A partire dalla Polysystem Theory di Itamar Even-Zohar e dall’idea di “campo” elaborata da Pierre Bourdieu, l’intervento intende individuare gli “agenti”, case editrici, traduttori, studiosi e critici, che hanno reso possibile il transfer della poesia celaniana in Italia.

ENRICA GIANNUZZI:   ENGFÜHRUNG. Una cosmogonia atea

L’ intervento si propone di mettere in evidenza le diverse esperienze della temporalità, che il testo presenta come immagini poetiche specifiche: l’erba scritta in direzioni divergenti, la ruota che sfila i suoi raggi, la miriade di cristalli che prende forma. Engführung verrà presentata come il tentativo di dare alla luce il presente attraverso la nascita di una parola a lungo invocata, una parola in grado di cantare il movimento dello spazio e dell’inerte, una parola che nasce come materia prima, una voce che si rapprende e si fonda come un luogo da cui si possa ancora prestare ascolto. Il rapporto tra il tempo dell’individuo e il tempo della Terra si costruisce per una grammatica del tempo di nascita, di sepoltura e di ritrovamento della parola.

PAOLA GNANI:   Tra “pietra e stella”. Paul Celan e la tesi adorniana sulla “poesia dopo Auschwitz”

L’intervento si propone di ricostruire l’evoluzione del rapporto intercorso tra Paul Celan e Theodor W. Adorno. In particolare, saranno messe in luce le ‘risposte’ che Celan ha elaborato sul piano poetico e poetologico nei confronti del diktat adorniano sul fare poesia nach Auschwitz, e le revisioni che Adorno apporta conseguentemente alle proprie posizioni teoriche.

BARNABA MAJ :   durch… den Büßerschnee… L’ultima poesia del ciclo Atemkristall

Il ciclo Atemkristall rappresenta uno dei più importanti casi di laboratorio critico e analitico dell’ermeneutica di Hans-Georg Gadamer, che gli ha dedicato il saggio a suo tempo molto noto Wer bin ich? – Wer bist du? Il caso era tanto più interessante, poiché nasceva nel contesto di una polemica fra Gadamer e Peter Szondi, amico personale di Celan e autore dei Celan-Studien. Gadamer sosteneva un principio di ermeneutica testuale in certo senso “chiusa”, critica verso interpretazioni che, come secondo lui era il caso appunto di Szondi, attingevano indicazioni extra-testuali. Solo che se non si sa per esempio che Eden è il nome dell’hotel che ha preso il posto della caserma lungo la Sprea ove fu assassinata Rosa Luxemburg, il rischio di fraintendere il testo ove questo nome ricorre è molto alto. Qui Schnee – la neve – è il vero filo conduttore di tutto l’itinerario dell’Atemkristall.     

MARIO PEZZELLA:   Trauma e memoria nella poesia di Paul Celan

L’ intervento sarà sul rapporto fra il trauma storico, la memoria e il linguaggio, a partire da Freud e naturalmente da Celan: se e come un traumatismo profondo può essere elaborato simbolicamente e le conseguenze della mancanza di tale elaborazione.

MASSIMO PIZZINGRILLI: Ricercar della morte o Incastro della morte? Prove di traduzione per Paul Celan…, “ma Celan è così complicato in queste faccende”!

Il titolo di questo contributo porta la citazione di una lettera di Marco Forti a Maria Luisa Spaziani, il13 dicembre 1967, sul caso Celan-Mondadori e mostra in modo stringente il carattere annoso e faticoso di questa vicenda. La casa editrice milanese aveva infatti ormai da tempo avviato le trattative, in prima battuta con Vittorio Sereni, poi attraverso Marco Forti, affinché l’opera di Paul Celan, quanto meno una scelta, venisse tradotta in italiano. Il presente contributo vuole riconsegnare la gestazione di questo lavoro, delle “intenzioni” e dei tentativi di intesa sulle scelte di traduzione, attraverso la corrispondenza degli autori e dei collaboratori delle due case editrici, Fischer e Mondadori stessa, mettendo in luce non solo il tono della corrispondenza e le sue evoluzioni nel corso dei diversi anni, ma anche gli aspetti estetico-traduttologici da ambo le parti, cioè tanto di Celan quanto degli “aspiranti” suoi traduttori, a partire dalle note su Todesfuge e altre poesie.

MARINA PIZZO:   Esseri umani: il Meridian di Paul Celan

Il Meridiano è la strada della poesia stessa che si trova a combattere con un nemico subdolo, onnipresente: l’Arte (Kunst). Celan riprende il problema dell’Arte dall’opera büchneriana: essa è –tra le sue altre innumerevoli manifestazioni – Medusa nel Lenz, presenza grottesca e robotica in Leonce e Lena, vacuo discorrere e marionetta nel Dantons Tod. Per superare l’Arte è necessaria una presenza umana che sappia urlare il suo Gegenwort: la parola che recide il filo della marionetta. La parola che si fa presente, che scaglia nuovamente la Poesia alle assurde altezze che le competono. Le altezze dell’essere umani. Il Meridian pare incunearsi in una stretta (Enge), in un passaggio quaggiù, nel tempo, dove si possa essere davvero liberati (freigesetzt). Ma il passaggio può farsi crepaccio, dirupo, abisso che divora, come quello che inseguiva Lenz: anche su queste vertiginose altezze dobbiamo seguire il discorso meridiano, e serbarne memoria.

MARIT RERICHA:   Percezione e prospettiva nei luoghi celaniani

Una delle più vitali eredità dell’esperienza di Paul Celan è il legame delle sua poesia con i luoghi. È nei luoghi che si conservano e resistono le tracce delle esistenze umane, e Celan testimonia come, interrogando il senso di un luogo, si possono affrontare, contrastandoli, gli eventi della Storia. La personale topografia interiore celaniana è composta di luoghi concreti e di paesaggi della memoria; essa si sovrappone a quella degli eventi del Novecento, creando veri e propri passaggi, itinerari e aperture. Nei testi celaniani è presente uno sguardo che cerca una prospettiva che è al contempo visiva, esistenziale e storica così come i segni di una percezione sensibile che nei luoghi si attiva e lascia in consegna qualcosa che lotta per rimanere. Di questa percezione e di questa prospettiva si vorrebbe proporre una lettura con esempi dalla poesia del giovane Celan e di quello più maturo.

ALESSIO SCARLATO:     Per una svolta del respiro cinematografico 

La poesia di Celan viene analizzata attraverso il confronto con due opere centrali nella costruzione della memoria da parte del cinema, entrambe provenienti dall’ambiente culturale francese nel quale Celan è vissuto dopo la guerra: Notte e Nebbia (1956), e  Histoire(s) du cinema (1988-98). Nel primo caso, Celan traduce in tedesco il commento originario di Cayrol. Alcuni cambiamenti fanno intendere il processo di “giudeizzazione” del testo originario, che era stato pensato per l’uomo concentrazionario (piuttosto che per lo sterminato) e come atto di accusa verso il popolo francese, che stava ignorando quello che stava avvenendo in Algeria. Nel secondo caso è Godard a utilizzare la voce di Celan che legge alcuni versi centrali di Todesfuge all’interno dell’ultimo episodio delle sue Histoire(s) du cinéma. Nel montaggio godardiano (13’37’’ – 14’), la voce di Celan è montata con immagini di Stroheim (Sinfonia nuziale) e di Lang (Metropolis); la scritta «endlösung» appare proprio mentre Celan pronuncia la parola Margarete. Il found footage di Godard è in sintonia con la poetica espressa da Celan nel Meridiano: riaccentuare la parole già dette, far sentire il proprio singolo respiro.

GABRIELLA SGAMBATI:   La lingua di Paul Celan tra anagrammi ed ecolalie

Scopo dell’intervento è mettere in luce le motivazioni e la fenomenologia della ricezione dei testi di Paul Celan in Giappone. Nell’ambito delle traduzioni e interpretazioni dei principali germanisti giapponesi spicca la ‘translettura’ praticata  da una importante scrittrice nippo-tedesca, Tawada Yôko, che sviluppa alcune delle sue opere a partire da originali e significative  letture celaniane. Le transletture mettono in movimento nuovi significati, facendo emergere mots sous les mots, proprio nel senso inteso da Starobinski quando analizza il lavoro di De Saussure sugli anagrammi; esse evidenziano una stratigrafia semantica e simbolica del testo che si dischiude e dà origine a nuove prospettive, latenti nella configurazione testuale originaria. Nelle transletture giapponesi non si individuano esclusivamente interpretazioni etnocentriche dell’opera di Celan, anzi, grazie ad esse si acquisisce un nuovo sguardo sulla poesia che permette di ricercare nuove chiavi interpretative, attraverso la dominante visiva della parola, rintracciando sillabe del dolore, anagrammi ed ecolalie di lingue altre.

EDOARDO TRISCIUZZI: Alchimie della memoria. Immagini celaniane nell’opera di Anselm Kiefer

Nel 1945 Paul Celan scrive Todesfuge, ispirato allo sterminio del popolo ebraico che aveva coinvolto anche la sua famiglia. Nello stesso anno nasce Anselm Kiefer, tra i maggiori artisti tedeschi del secondo Novecento, allievo di Joseph Beuys all’Accademia di Düsseldorf e autore di un’opera dai contenuti spiccatamente intellettuali, incentrati sul recupero della memoria e su una rinnovata consapevolezza nel presente – singola e collettiva – attraverso le strade del mito, della filosofia e della storia. Il mio contributo focalizza la relazione tra l’opera poetica di Celan e quella artistica di Kiefer, in particolare il ciclo di dipinti ispirato a Todesfuge, realizzato all’inizio degli anni Ottanta. L’artista tedesco trae spunto dai versi finali della lirica, in cui compaiono i nomi di Margarethe e di Sulamith, figure femminili, allegorie del popolo tedesco e di quello ebraico che, rispettivamente, rimandano al Faust di Goethe e al Cantico dei Cantici,  alla tradizione iconografica risalente alla medievale distinzione tra Chiesa trionfante e  Sinagoga sconfitta. A partire dall’opera di Celan, infatti, Kiefer affonda nella drammatica memoria del passato per innalzarsi a una memoria cosmologica unica, in grado di generare speranza nell’uomo e di consentirgli una riconciliazione con la Storia.

AMELIA VALTOLINA: La presenza della poesia

Nel primo volume dei suoi  seminari, Jacques Derrida ritorna all’assiduo dialogo con  il verso di Celan, volgendo però ora l’attenzione, in modo particolare, al Meridian e tentando così «una lettura di questo grande e maestoso testo […] che a mia conoscenza non è  stata ancora tentata». Tale lettura, pur inserita nel contesto di una decostruzione del pensiero politico occidentale, si sofferma con folgoranti intuizioni sul valore della Gegenwart del dire poetico, così come essa si definisce nel Meridian  ovvero come luogo irripetibile dell’incontro con l’Altro. A partire dalle riflessioni di Derrida,  l’intervento tenterà di ricostruire l’accadere di questa Gegenwart nel verso celaniano.

FRANCESCA ZIMARRI: La pietra che fiorisce, la lingua che pietrifica. Il percorso dell’ultimo Celan nel ciclo Eingedunkelt

Il ripetersi delle immagini floreali nell’intera produzione di Paul Celan rivela come la sua poesia si costruisca intessendo una fitta rete di iterazioni, citazioni, corrispondenze, risonanze e richiami intertestuali, che permettono di stabilire tra i testi relazioni di senso, sempre nuove e riformulabili. Gli alberi, le foglie, i fiori ricorrono spesso nelle parole di Celan, così come nelle poesie che scrive nel 1966 durante il difficile e doloroso periodo del ricovero. In tutto trentacinque componimenti, raccolti sotto il titolo Eingedunkelt, rimasti a lungo fuori dal raggio d’interesse della critica, interpretati nella maggior parte dei casi come espressione di un ritrarsi dal mondo, di un rinchiudersi del poeta nel buio di se stesso, nel delirio di un verso alieno e indecifrabile. Seguendo le tracce figurali della pietra e della fioritura è tuttavia possibile formulare una diversa ipotesi interpretativa di queste poesie, che contribuisce a chiarire alcuni fraintendimenti che hanno da sempre caratterizzato la ricezione dell’intera opera celaniana e a metterne in luce il potenziale utopico. 

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