Paul Celan in Italia dal 1956 a oggi: una cronologia ragionata

PAUL CELAN IN ITALIA*  dal 1956 a oggi  ricostruisce per la prima volta in modo sistematico tempi e modalità del transito dell’opera di  Paul Celan nel sistema letterario e culturale italiano.
La ricezione estetica di un’opera si inserisce in un processo dinamico legato  agli eventi storici che influiscono sui criteri percettivi (cfr. Jauss, Estetica della ricezione). Così come le letture di un testo possono essere molteplici, la sua  ricezione assume connotazioni diverse a seconda del periodo storico e in relazione agli “agenti” di un campo culturale. A partire dalla Polysystem Theory di Itamar Even-Zohar e dall’idea di “campo” elaborata da Pierre Bourdieu, questo lavoro intende individuare gli “agenti”, case editrici, traduttori, studiosi e critici, che hanno reso possibile il transfer della poesia celaniana in Italia.
Il pubblico italiano conosce l’opera di Paul Celan tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Si tratta di un periodo di grandi cambiamenti, anni di rinascita caratterizzati dal boom economico e dall’introduzione di nuovi modelli culturali provenienti soprattutto dall’America. In questo periodo compaiono le prime traduzioni di alcune poesie all’interno di riviste, saggi e antologie. Bisogna però aspettare il 1976 per leggere in traduzione italiana un’ampia scelta di poesie di Paul Celan. Pochi anni prima Ladislao Mittner lo aveva definito «il più grande poeta emerso dalla tragedia della seconda guerra mondiale»**.
Sono forse proprio le sue parole a rendere necessaria questa prima traduzione italiana, realizzata per Mondadori da Moshe Kahn e Marcella Bagnasco. Il volume è oggi  fuori catalogo, sostituito ormai dalla pubblicazione dell’intero corpus poetico celaniano in traduzione italiana a cura di Giuseppe Bevilacqua, inserito all’interno della collana I Meridiani della casa editrice Mondadori.
La traduzione è sempre lettura possibile di un testo, il suo prodotto è sempre “altro” rispetto al testo di partenza, ma anche rispetto a se stesso, se considerato nel processo dinamico in continuo cambiamento nel tempo e nello spazio.
Traduzioni differenti possono mostrare aspetti divergenti di un testo. Come scrive Camilla Miglio «la traduzione, come la lettura, interagisce con lo spazio umano, trasformando memorie culturali statiche in nuove azioni umane. […] Tradurre significa fare attenzione a un lavoro concreto che mette in contatto diacronico memorie umane condensate, facendole reagire e creando qualcosa di nuovo e inaspettato”***.
Negli anni successivi alla pubblicazione del volume curato da Giuseppe Bevilacqua, si riscontra un incremento di interesse verso l’opera di Paul Celan da parte del pubblico italiano; come dimostrato dalle sempre più frequenti pubblicazioni di scambi epistolari, di scritti e di poesie inedite, di saggi che spaziano dalla filosofia alla letteratura e di traduzioni italiane all’interno del web.
Nonostante l’interesse crescente, la sua “literary fame” (Lefevere) è in parte, però, ancora da attestare: c’è chi lo considera un poeta-filosofo, chi un poeta ermetico, chi il massimo esponente della lirica chassidica, chi un francese, chi un tedesco e chi un poeta surrealista rumeno. Altri, invece, anche tra gli studiosi e i lettori più attenti, non lo hanno mai sentito nominare oppure non hanno mai letto un suo componimento. Di fronte alla difficoltà della sua poesia c’è chi ha abbandonato la lettura e chi, invece, ha cercato di “lottare” con/contro il testo, pur di capirlo, sfidando ogni sua oscura resistenza.
Germanisti, traduttori e filosofi hanno filtrato e influenzato la lettura di Celan in Italia. Il suo linguaggio, spezzato, agghiacciante e innovativo, è stato accolto nelle liriche di alcuni poeti italiani. L’interferenza dei caratteri della sua poetica nelle
opere di autori a lui successivi apre la ricerca verso sviluppi futuri.
 
* Tratto dalla tesi di laurea magistrale di Diletta D’Eredità, conseguita il 22 gennaio 2013 presso l’Università di Roma  “Sapienza”. Relatrice Camilla Miglio – Correlatrice Irene Fantappiè.
** Ladislao Mittner, Storia della letteratura tedesca, Vol.3, III tomo, Torino: Einaudi 2002, p. 1635.
*** Cfr. Camilla Miglio, The Vita Activa of Translation, in : Federico Italiano, Michael Rössner (a cura di), Translatio/n. Narration, Media and the Staging of Differences, Bielfeld: transcript Verlag 2012, pp. 94-97.
D.D’E.
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