Perdersi della poesia

Chiunque abbia avuto colloqui sul poetare, sul poetico, avrà fatto l’esperienza che tali colloqui continuerebbero senza fine. In questo non-voler-finire si annuncia, credo, un tratto essenziale del poetico: la sua pretesa d’infinito. Una pretesa che, a dispetto della sua ripetutamente esperita e anzi risaputa irreallizzabilità, viene avanzata sempre di nuovo. Su ciascuna delle vie scelte dall’interpretazione della poesia s’incontrerà questa pretesa: né l’esegesi psicologica di una poesia, né la filologica, né ancora la filosofica riusciranno a mostrare sulla via da esse imboccata un principio ultimo da cui si esaurisca appieno il campo di senso del loro oggetto.

Paul Celan, Microliti, 1956.

(traduzione di Dario Borso, Zandonai, 2010)

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